A Francofonte il vecchio cimitero monumentale non rappresenta soltanto un luogo di sepoltura.
Tra cappelle gentilizie, statue funerarie, ferri battuti e antiche tombe di famiglia, esso custodisce ancora oggi una parte importante della memoria storica e artistica del paese.
Per molti francofontesi il cimitero è sempre stato quasi una piccola città nella città: uno spazio sospeso tra devozione religiosa, identità familiare e ricordo collettivo.
Ancora oggi viene spontaneo distinguerlo in due aree: il “vecchio” e il “nuovo”. Non si tratta soltanto di una definizione popolare, ma di una separazione concreta e visibile. Percorsi differenti, strutture diverse e perfino ingressi distinti sembrano dividere due epoche della storia francofontese.
Ed è nel vecchio cimitero monumentale che il tempo sembra essersi fermato
Qui sorgono le antiche cappelle appartenute alle famiglie storiche del paese: monumenti funerari che raccontano non soltanto la morte, ma anche il prestigio sociale, la fede religiosa, il gusto artistico e le ambizioni delle generazioni che li commissionarono.
Passeggiare tra questi viali alberati significa attraversare una sorta di museo a cielo aperto della memoria siciliana.
Le cappelle storiche e l’arte funeraria
Le architetture cambiano da cappella a cappella.
Richiami barocchi, facciate neoclassiche, elementi liberty, decorazioni floreali e motivi religiosi convivono in un insieme sorprendentemente armonioso. Nulla appare realmente standardizzato: ogni famiglia volle lasciare un segno personale, quasi irripetibile.
Molte strutture furono realizzate utilizzando la Palazzolo Acreide o la pietra locale, materiali molto apprezzati per eleganza e lavorabilità. Altre cappelle vennero invece rivestite in marmo, con colonne, scalinate monumentali e cornici scolpite.
I dettagli che raccontano un’epoca
Sono soprattutto i particolari a colpire lo sguardo.
I cancelli in ferro battuto mostrano ancora lavorazioni raffinate; le recinzioni sembrano merletti metallici modellati a mano; capitelli, bassorilievi e statue sacre sorvegliano silenziosamente il passare delle stagioni.
Angeli, colombe, croci scolpite e motivi vegetali decorano gli ingressi come se ogni cappella volesse trasformarsi in una piccola chiesa privata.
Anche gli oggetti più minuti raccontano un’epoca ormai scomparsa.
Portavasi, lampade ornamentali, fioriere e supporti per i lumi votivi furono spesso realizzati in ottone, rame o argento: materiali scelti non soltanto per la loro durata, ma anche per il valore simbolico ed estetico.
Le cappelle come luoghi di culto familiare
All’interno, alcune cappelle raggiungono dimensioni sorprendenti.
Non semplici sepolture, ma veri ambienti dedicati al culto familiare: altari, leggii, spazi per l’offertorio, lucernai decorati e vetrate colorate sorrette da supporti argentei.
I damaschi, i tessuti ornamentali e i giochi di luce provenienti dalle vetrate contribuivano a creare un’atmosfera quasi sacra.
Le nicchie funerarie si sviluppano sia sopra sia sotto il piano di calpestio, secondo una disposizione tipica di molti antichi cimiteri siciliani.
Epitaffi, fotografie e memoria
Anche le iscrizioni meritano attenzione.
Epitaffi, dediche e invocazioni religiose attraversano il tempo raccontando il dolore, l’affetto e la spiritualità delle famiglie francofontesi.
Molte lapidi conservano ancora le classiche fotografie ceramizzate diffuse tra Otto e Novecento; altre sostituiscono l’immagine fotografica con busti marmorei o statue intere, quasi a voler rendere eterna la presenza fisica della persona scomparsa.
Il lento degrado delle cappelle monumentali
Eppure, accanto alla bellezza, sopravvive oggi anche il senso dell’abbandono.
Le concessioni comunali centenarie hanno fatto sì che molte cappelle attraversassero intere generazioni. Ma il tempo ha lentamente cambiato il destino di numerose famiglie.
Alcune si sono estinte; altre si sono trasferite lontano da Francofonte; altre ancora non hanno più potuto — o voluto — prendersi cura delle tombe ereditate.
Così molte cappelle monumentali versano oggi in condizioni di degrado.
Marmi lesionati, ferri corrosi dalla ruggine, vetrate infrante, decorazioni spezzate e altari consumati dall’umidità testimoniano il lento deteriorarsi di un patrimonio artistico fragile e spesso dimenticato.
Furti e depredazioni nel vecchio cimitero
A rendere tutto ancora più doloroso vi è il fenomeno delle depredazioni.
Nel silenzio della notte, ladri e vandali hanno negli anni sottratto — e continuano ancora oggi — quanto di più prezioso queste tombe custodivano: cancelli in ferro battuto, lampade ornamentali, elementi in rame e ottone, statue, fregi decorativi e perfino colonne marmoree.
Oggetti che avevano resistito per decenni, talvolta per oltre un secolo, vengono così strappati alla memoria collettiva del paese e alla funzione per la quale erano stati realizzati.
Un patrimonio storico che rischia di scomparire
E forse è proprio questo il rischio più grande: non soltanto la rovina materiale, ma la perdita definitiva di testimonianze uniche della storia francofontese.
Perché il vecchio cimitero monumentale non custodisce soltanto i defunti.
Custodisce i cognomi antichi del paese, il lavoro degli scalpellini e dei fabbri locali, la devozione popolare, il gusto artistico di un’altra epoca e quel bisogno profondamente umano di lasciare una traccia oltre il tempo.
E tra quei viali silenziosi, statue annerite e vetrate colorate, sopravvive ancora una parte della Francofonte che fu.
Paolo Gallo
Autore e studioso di storia, tradizioni e memoria collettiva di Francofonte.
I contenuti pubblicati si basano su ricerche storiche personali, raccolta di testimonianze orali, fonti d’archivio locali e tradizione popolare siciliana, con finalità di divulgazione culturale e conservazione della memoria storica del territorio.
