La Madonna dell’Itria: una devozione dimenticata nella storia di Francofonte

La Madonna dell’Itria: una devozione dimenticata nella storia di Francofonte

Tra antiche testimonianze ecclesiastiche e memorie del territorio riaffiora il culto di una Vergine un tempo venerata nella Chiesa Madre.

Non sempre le tradizioni religiose sopravvivono al trascorrere dei secoli. Alcune rimangono profondamente radicate nella devozione popolare, altre si affievoliscono fino a scomparire dalla memoria collettiva, lasciando soltanto qualche traccia negli antichi documenti.

È forse questo il caso della Madonna dell’Odigitria, comunemente conosciuta in Sicilia come Madonna dell’Itria, il cui culto, oggi poco ricordato a Francofonte, apparteneva alla vita religiosa del paese già oltre quattro secoli fa.

Il nome Odigitria deriva dal greco e significa «Colei che indica la via». Nell’iconografia bizantina la Vergine tiene in braccio Gesù Bambino e lo indica con la mano, presentandolo come guida e via della salvezza.

La sua venerazione, profondamente legata alla tradizione cristiana orientale, si diffuse ampiamente in Sicilia, dove assunse caratteristiche particolari. Nelle raffigurazioni più conosciute, infatti, la Madonna appare seduta sopra una cassa sostenuta da due monaci basiliani, secondo un’antica tradizione che richiama la venerata icona di Costantinopoli.

La Madonna dell’Odigitria è patrona della Sicilia, e la sua festa ricorre il martedì successivo alla Pentecoste.[1] La diffusione del culto nell’isola testimonia il profondo legame religioso e culturale che per secoli unì la Sicilia al mondo bizantino. Chiese, cappelle, altari e confraternite dedicati alla Vergine dell’Itria sorsero in numerosi centri, conservando nel tempo questa particolare devozione mariana.

Anche Francofonte custodisce una testimonianza della sua presenza.

Nella ricostruzione della vita ecclesiastica del paese tra Cinquecento e Seicento, ricavata dalle antiche visite pastorali conservate presso la Curia Arcivescovile di Siracusa, compare infatti un altare dedicato a Santa Maria dell’Itria, sorto nella Chiesa Madre tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII.[2]

Una notizia apparentemente modesta, ma di notevole interesse, perché restituisce alla storia religiosa francofontese una devozione della quale si era quasi perduto il ricordo.

Nello stesso periodo è documentata anche una cappella dedicata a Santa Maria della Neve, il cui culto avrebbe assunto particolare importanza nella tradizione cittadina, accompagnato dal racconto popolare del quadro mariano conteso fra Francofonte e Vizzini e del carro trainato dai buoi che ne avrebbe indicato la definitiva destinazione.

Le due devozioni appartenevano dunque al medesimo ambiente religioso, sebbene la memoria popolare abbia conservato soprattutto quella della Madonna della Neve.

La presenza dell’Itria a Francofonte acquista un ulteriore motivo di interesse se considerata nel contesto della storia più antica del territorio.

Nel Cinquecento venivano ancora ricordati, a oriente dell’abitato, i resti di una rocca denominata Hydra e quelli di un villaggio chiamato Jadra, tradizionalmente associati all’odierna contrada Gadera, conosciuta nella parlata locale come Jarira.

L’antico insediamento medievale, ricordato nelle fonti anche con i nomi Yhadra, Hadra, Kadra e Chadra, fu accostato da alcuni studiosi alla Hydra menzionata nella Geografia di Claudio Tolomeo, identificazione successivamente discussa dalla storiografia.[3]

La somiglianza fonetica fra Hydra, Idria e Itria suscita una certa curiosità, pur non dimostrando una comune origine. Sono denominazioni appartenenti a vicende linguistiche e storiche differenti, che il trascorrere del tempo potrebbe avere avvicinato nella memoria dei luoghi.

Un’altra denominazione, Santa Maria di Cadra, compare nelle descrizioni dell’antico insediamento, presso un’area nella quale erano ancora visibili macerie e resti di costruzioni. Il nome sembra custodire un richiamo mariano, senza tuttavia rivelare la natura dell’eventuale presenza religiosa alla quale poteva riferirsi.[3]

Non meno suggestivo è il rapporto con l’antica viabilità del territorio.

La strada conosciuta come Via del Re, legata alla memoria del castello di Chadra, apparteneva a quel sistema di percorsi che collegava Francofonte alle campagne e agli insediamenti circostanti. La presenza di una trazzera regia nell’area è ricordata anche attraverso testimonianze documentarie del Settecento.[4]

Lungo questo percorso, presso un crocevia, si conserva un’edicola votiva che un tempo custodiva un dipinto su tavola raffigurante, secondo la memoria popolare, la Madonna con Gesù Bambino, successivamente sottratto.

L’edicola, già ricordata in un precedente articolo dedicato alle testimonianze della devozione popolare francofontese, richiama inevitabilmente il significato dell’Odigitria: la Vergine che indica la via, guida spirituale e figura di protezione per chi affronta il cammino.

Non sappiamo se quel dipinto raffigurasse proprio la Madonna dell’Itria, ma la sua collocazione lungo un’antica strada e la documentata presenza del culto a Francofonte lasciano spazio a una suggestiva possibilità.

Del resto, la storia di un paese non sopravvive soltanto nei monumenti e nelle grandi vicende del passato. Vive anche nei nomi delle contrade, nelle antiche strade, nelle immagini sacre e nelle tradizioni che accompagnavano la quotidianità dei nostri antenati.

L’altare di Santa Maria dell’Itria, ricordato nei documenti ecclesiastici di oltre quattro secoli fa, ci restituisce oggi il ricordo di una devozione che il tempo ha quasi cancellato dalla memoria cittadina.

Una piccola pagina della storia religiosa di Francofonte che torna alla luce, insieme al nome di quella Vergine che, secondo l’antica tradizione, continua a indicare la via.


Note e riferimenti storici

1. La Madonna dell’Odigitria è venerata come patrona della Sicilia e delle sue Chiese. La festa liturgica ricorre il martedì dopo Pentecoste. Cfr. AgenSIR, «Chiese di Sicilia: Ragusa, ieri la XXXIII Giornata sacerdotale mariana», 11 giugno 2025; Arciconfraternita di Santa Maria Odigitria dei Siciliani in Roma, «Il nome».

2. Matteo Gaudioso, Per la storia del territorio di Lentini nel secondo Medioevo, pp. 204–205, nota 39. L’autore documenta l’esistenza dell’altare di Santa Maria dell’Itria nella Chiesa Madre di Francofonte, richiamando le Relazioni di Sacra visita dell’Archivio della Curia Arcivescovile di Siracusa, 1553–1603.

3. Tommaso Fazello, De rebus Siculis decades duae, Palermo, 1558. Cfr. Matteo Gaudioso, opera citata, cap. II, «Il nome di Chadra», pp. 75–76, con le relative note sulle denominazioni dell’insediamento e sulla sua discussa identificazione con l’Hydra tolemaica.

4. Matteo Gaudioso, opera citata, p. 76, nota 9, con riferimento ai Riveli di Francofonte del 1748 e all’antichissima trazzera regia presso Costa di Reda, ossia Vallone di Raja. Per l’edicola votiva, cfr. Paolo Gallo, Le edicole votive in Sicilia e a Francofonte, gallopaolo.it, 27 maggio 2025.

Paolo Gallo
Autore e studioso di storia, tradizioni e memoria collettiva di Francofonte.
I contenuti pubblicati si basano su ricerche storiche personali, raccolta di testimonianze orali, fonti d’archivio locali e tradizione popolare siciliana, con finalità di divulgazione culturale e conservazione della memoria storica del territorio.

Visualizzazioni: 0