In Sicilia non esiste solo il lupo delle fiabe europee, quello che minaccia Cappuccetto Rosso. Esiste anche il “lupu lupinaru” – o, in alcune zone, “lupu lupunaru” – figura che appartiene al linguaggio popolare e che continua a vivere nei modi di dire della gente.
Due forme, un solo significato
– Lupu lupinaru è la forma più antica e diffusa nella Sicilia orientale (Catania, Siracusa, Enna, Ragusa).
– Lupu lupunaru è la variante attestata soprattutto nella Sicilia settentrionale e occidentale (Palermo, Messina, Trapani, Agrigento).
Il significato, però, non cambia: si tratta sempre del lupo famelico, feroce, insaziabile.
Uso nel parlato
Questa espressione veniva – e viene ancora – utilizzata in senso figurato per descrivere:
– chi mangia con troppa voracità (“Manci comu u lupu lupinaru”);
– chi è avido di denaro o potere (“Chiddu si pigghia tuttu comu u lupu lupunaru”);
– chi si comporta con brutalità, senza scrupoli.
Origine e immaginario
“Lupinaru” nasce da lupu con il suffisso intensivo -aru, che sottolinea l’aggressività dell’animale. Il lupo, infatti, nella cultura contadina siciliana rappresentava la fame, la minaccia e l’ingordigia. I nonni lo citavano nei “cunti” e nelle fiabe per spaventare i bambini e insegnare loro moderazione e rispetto.
Un simbolo popolare
Che lo si chiami lupinaru o lupunaru, questo lupo non appartiene solo al bosco: è entrato nel linguaggio quotidiano per raccontare l’avidità e l’eccesso, diventando una delle tante immagini vive della cultura siciliana.
Paolo Gallo. Settembre 2025. © Paolo Gallo. Tutti i diritti riservati.
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Paolo Gallo
Autore e studioso di storia, tradizioni e memoria collettiva di Francofonte.
I contenuti pubblicati si basano su ricerche storiche personali, raccolta di testimonianze orali, fonti d’archivio locali e tradizione popolare siciliana, con finalità di divulgazione culturale e conservazione della memoria storica del territorio.

