Zicchi-zicchi amlire: gli abusi delle truppe britanniche

Zicchi-zicchi amlire: gli abusi delle truppe britanniche

Memoria popolare di Francofonte e l’arrivo degli Alleati

Nel luglio del 1943, il piccolo centro di Francofonte, nel cuore della Sicilia orientale, si trovò al crocevia della grande Storia. Le truppe britanniche della 152ª Brigata di fanteria, appartenente alla 51ª Divisione Highland, e la 23ª Brigata corazzata avanzarono lungo la Piana di Catania nell’ambito dell’Operazione Husky, la campagna di Sicilia che segnò l’inizio della liberazione dell’Italia dal giogo nazifascista. Francofonte venne conquistata tra il 14 e il 15 luglio del 1943, in un clima di attesa e paura, ma anche di speranza per la fine della guerra.

Le truppe inglesi a Francofonte

L’arrivo degli Alleati fu improvviso e imponente. I soldati britannici, molti dei quali provenienti dalle Highlands scozzesi, entrarono nel paese dopo aspri combattimenti nelle campagne circostanti. Le strade di Francofonte furono attraversate dai carri armati della 23ª Armoured Brigade e dai reparti di fanteria della 152nd Infantry Brigade. La popolazione, provata da mesi di privazioni e bombardamenti, osservava l’avanzata dei nuovi occupanti con un misto di diffidenza e curiosità.

Le AM-lire: la nuova moneta degli occupanti

Con l’arrivo delle truppe alleate comparve anche una nuova valuta: le cosiddette ‘AM-lire’, abbreviazione di Allied Military Currency. Emesse dalle autorità militari alleate, furono messe in circolazione dopo lo sbarco in Sicilia e affiancarono la lira italiana come moneta legale nei territori occupati. Il cambio stabilito dagli Alleati era di 100 lire per un dollaro statunitense e 400 per una sterlina: un rapporto molto sfavorevole alla lira, che contribuì alle tensioni sui prezzi e al disordine monetario del dopoguerra. Le banconote, stampate con disegni semplici e prive di fascino, rappresentavano per molti siciliani l’emblema dell’occupazione straniera e del potere economico dei liberatori.

“Zicchi-zicchi amlire”: il linguaggio della miseria e dell’occupazione

Nel linguaggio popolare di Francofonte e dei paesi vicini nacque, in quel periodo, un’espressione curiosa: ‘zicchi-zicchi amlire’. Non compare in nessun documento ufficiale o archivio storico, ma sopravvive nella memoria orale come simbolo di un’epoca difficile. Il termine ‘zicchi-zicchi’ richiama un suono onomatopeico, simile a quello del bussare. Alcuni anziani ricordano che i soldati alleati, soprattutto inglesi, usassero il gesto della mano chiusa che si muove su e giù — come per bussare — accompagnandolo con questa espressione, quando volevano comprare qualcosa o offrire denaro in cambio di favori.

“Amlire” invece è la forma sicilianizzata di ‘AM-lire’, pronunciata spesso ‘àmm-lìri’ o ‘amlìri’. Unendo le due parti, il detto assumeva il senso di ‘bussa-bussa, ho le AM-lire’, oppure, più liberamente, ‘ti do soldi’. Nei racconti orali raccolti a Francofonte, questa frase veniva associata a situazioni di mercanteggiamento e di povertà estrema, fino a diventare anche il simbolo di umiliazioni e scambi sessuali avvenuti nel contesto dell’occupazione. In alcune memorie vengono ricordati episodi che coinvolgerebbero perfino minori. Sono racconti duri, tramandati da chi visse o ascoltò quelle esperienze, e appartengono alla memoria locale senza poter essere trasformati in un’accusa indistinta verso tutti i soldati alleati.

Tra storia e leggenda

Non esistono fonti scritte che confermino in modo inequivocabile l’uso dell’espressione ‘zicchi-zicchi amlire’, ma la sua forza evocativa è innegabile. Essa racchiude il linguaggio della sopravvivenza, la durezza della guerra e la trasformazione culturale di un popolo che, pur subendo l’occupazione, seppe integrare nella propria memoria collettiva i simboli di quel tempo. Come accade spesso nella tradizione siciliana, la verità storica e la leggenda si fondono in un racconto che, più che descrivere, rivela l’anima profonda di un luogo.

Memoria e identità

Oggi, a distanza di oltre ottant’anni, ‘zicchi-zicchi amlire’ sopravvive come frammento di memoria orale, testimonianza di un periodo in cui la povertà e la dignità si intrecciavano nella quotidianità di un popolo fiero. Francofonte, come tanti altri centri siciliani, vide passare la Storia sulle proprie strade polverose, ma seppe conservarne l’eco nei racconti, nei proverbi e nei gesti. E forse proprio in quelle parole — tra il suono del bussare e lo sfrigolio delle monete — si nasconde ancora oggi il ricordo di una Sicilia ferita ma viva, che imparò a trasformare anche l’occupazione in racconto e identità.

Paolo Gallo. Ottobre 2025. © Paolo Gallo. Tutti i diritti riservati.
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Paolo Gallo
Autore e studioso di storia, tradizioni e memoria collettiva di Francofonte.
I contenuti pubblicati si basano su ricerche storiche personali, raccolta di testimonianze orali, fonti d’archivio locali e tradizione popolare siciliana, con finalità di divulgazione culturale e conservazione della memoria storica del territorio.

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