In Sicilia, tra le più antiche e suggestive tradizioni popolari, troviamo “u cuntu”, l’arte del raccontare. Questo termine deriva dal verbo siciliano cuntari, ossia narrare, e racchiude in sé un universo fatto di parole, gesti e memoria collettiva.
Cos’è “u cuntu”
Il cuntu non è una semplice favola, ma un racconto che unisce storia, mito, leggenda e religione. Era una forma di spettacolo popolare che si svolgeva nelle piazze, nelle stalle durante le veglie d’inverno, o nelle botteghe, dove la gente si raccoglieva per ascoltare.
Al centro c’era il “cantastorie“, un narratore capace di catturare l’attenzione con la voce, il ritmo incalzante, i gesti e persino colpi di bastone che sottolineavano i momenti più drammatici.
I temi del cuntu
I racconti potevano avere diversi argomenti:
- Le gesta cavalleresche dei Paladini di Francia, ispirate ai Reali di Francia e all’Orlando Furioso.
- Le vite dei santi e le storie di miracoli popolari.
- Leggende locali e fatti realmente accaduti, tramandati di generazione in generazione.
Il cuntu era spesso suddiviso in episodi che potevano durare anche più serate, creando un’attesa collettiva tra gli ascoltatori.
Una scuola di vita
Il cuntu non era solo intrattenimento. Ogni storia conteneva insegnamenti morali: il coraggio, l’onore, la lealtà, la fede. In un’epoca in cui non esistevano radio o televisione, era anche uno strumento di informazione e di coesione sociale.
Le memorie di Francofonte
A Francofonte, fino agli anni ’70 del secolo scorso, “u cuntu” è stato soprattutto una forma educativa familiare, tramandata dalla generazione anziana verso quella giovane.
Il luogo privilegiato era la casa dei nonni: qui gli anziani narravano storie di famiglia, aneddoti, vita vissuta e testimonianze che custodivano la memoria collettiva. I bambini, i fanciulli e i ragazzi ascoltavano in silenzio e memorizzavano, diventando così depositari di una tradizione orale che ha forgiato identità e appartenenza.
I grandi cuntastorie
Tra i protagonisti di quest’arte popolare ricordiamo Ciccio Busacca, Nonò Salomone, Peppino Celano e, più vicino a noi, Mimmo Cuticchio, che ha reso il cuntu un patrimonio conosciuto e apprezzato a livello internazionale.
“U cuntu” oggi
Oggi il cuntu non è scomparso: è diventato una forma di teatro, riproposto nei festival culturali e nelle scuole. Rimane una testimonianza viva della forza della parola e della memoria, capace di trasportare ancora oggi chi ascolta in un mondo fatto di cavalieri, santi e leggende.
Paolo Gallo. Agosto 2025. Tutti i Diritti Riservati.
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Paolo Gallo
Autore e studioso di storia, tradizioni e memoria collettiva di Francofonte.
I contenuti pubblicati si basano su ricerche storiche personali, raccolta di testimonianze orali, fonti d’archivio locali e tradizione popolare siciliana, con finalità di divulgazione culturale e conservazione della memoria storica del territorio.

